L’impianto pacemaker

Quando un cardiologo prescrive l’impianto di un pacemaker cardiaco, spesso ci si sente spiazzati, preoccupati e mille domande ci assalgono.

L’impianto pacemaker

Febbraio 5, 2018 by nimda2
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Quando un cardiologo prescrive l’impianto di un pacemaker cardiaco, spesso ci si sente spiazzati, preoccupati e mille domande ci assalgono. “Ma è proprio necessario? Dove devo eseguire l’impianto? Di che si tratta? E’ un intervento pericoloso? E così via.
Chiariamo subito che per quanto riguarda la necessità di eseguire l’impianto, non ci sono tante possibilità di scelta: anche se i sintomi non sono sempre evidenti, se il cardiologo ha parlato di impianto di pacemaker, allora è quasi certo che bisogna eseguire l’intervento per prevenire rischi molto gravi.
Per quello che riguarda il dove eseguire l’impianto, posso assicurare che quasi ogni città offre Centri specialistici assolutamente affidabili. Tutti i grandi ospedali pubblici possiedono reparti di Cardiologia con personale medico ed infermieristico perfettamente in grado di eseguire l’impianto di un pacemaker. Anche molti ospedali privati sono attrezzati con professionisti molto validi capaci di eseguire l’intervento in piena sicurezza.

1.    Quando è necessario l’impianto di un pacemaker?

2.    Che cos’è il pacemaker?

3.    Come si esegue l’impianto di un pacemaker?

4.    Quali rischi comporta l’impianto di un pacemaker?

5.    Come cambia la vita dopo l’impianto di un pacemaker?

6.    Cosa posso usare e cosa devo evitare

 

1. Quando è necessario l’impianto di un pacemaker?
Partiamo col capire come funziona il cuore umano.

Il cuore lavora come una pompa meccanica regolata da un sistema elettrico. Segnali elettrici regolari vengono prodotti in una area specifica situata nella parte alta dell’atrio destro (nodo Seno Atriale) e, viaggiando lungo vie elettriche raggiungono prima una zona intermedia che si trova all’incrocio tra i due atri e i due ventricoli (nodo Atrio Ventricolare) e da lì, si diffondono nei due ventricoli facendoli contrarre contemporaneamente in modo da pompare il sangue in tutto il corpo. La contrazione dei due ventricoli è quello che viene percepito come battito cardiaco.
Le pulsazioni sono variabili da persona a persona e sono influenzate dalla necessità dell’organismo di ricevere ossigeno attraverso il sangue. 60 – 100 battiti al minuto vengono considerati normali; ovviamente a riposo, i battiti saranno intorno a 60 aumentando durante gli sforzi fisici o le sollecitazioni emotive.
Una frequenza cardiaca decisamente al di sotto dei 60 battiti per minuto viene considerata una bradicardia e potrebbe essere segno di un malfunzionamento del sistema elettrico di conduzione.
Questo rallentamento dei battiti, a volte non assicura la corretta quantità di sangue che circola nell’organismo col risultato che la persona si sente stanca, può avere dei capogiri o addirittura può svenire.

Se il malfunzionamento del cuore è stabile, un elettrocardiogramma è sufficiente per scoprirne la causa; se invece i sintomi sono sporadici, allora occorreranno esami più approfonditi, come la registrazione di un elettrocardiogramma continuo per 24 ore (chiamato Holter) oppure la stimolazione di un punto preciso vicino al collo (massaggio del seno carotideo) o altri esami che il cardiologo può prescrivere.
Se dall’esito degli esami emerge un malfunzionamento del sistema elettrico del cuore, ecco che il rimedio sarà l’impianto di un pacemaker che potrebbe risolvere completamente il problema.

 

2. Che cos’è il pacemaker?

Il pacemaker è un piccolo dispositivo costruito con materiale metallico, capace di generare impulsi elettrici tramite un piccolo computer installato al suo interno, alimentato da una batteria al litio. Viene impiantato, tramite un intervento chirurgico, sotto la pelle del torace, normalmente poco sotto la spalla destra o sinistra. Uno o più elettrocateteri, passando attraverso una vena che dal torace raggiunge l’interndel cuore lo collegano al dispositivo.
Il pacemaker tiene costantemente sotto controllo il ritmo cardiaco e, in base alla programmazione effettuata dal medico, rilascia energia elettrica per stimolare il cuore quando il ritmo rallenta. Una volta impiantato, il dispositivo può essere interrogato e programmato dall’esterno tramite un computer che si chiama programmatore, appoggiando una bacchetta sulla pelle e comunicando con il pacemaker.

La durata della carica di un pacemaker varia dal tipo di programmazione e dal fabbisogno del paziente, per cui può rimanere carico dai cinque ai dieci anni, funzionando sempre perfettamente fino al momento in cui verrà sostituito con un pacemaker nuovo. Normalmente, la sostituzione riguarda solo il dispositivo mentre gli elettrocateteri rimangono in situ, per cui l’intervento di sostituzione normalmente si esegue in Day Hospital.

 

3. Come si esegue l’impianto di pacemaker?

L’impianto si esegue tramite un intervento chirurgico in anestesia locale.

Il medico inserisce l’elettrocatetere in una vena attraverso una piccola incisione sotto alla clavicola. Seguendo il decorso della vena, il catetere giunge al cuore fino ad essere posizionato con l’estremità a diretto contatto con la parete interna del cuore: nel ventricolo destro se l’impianto è monocamerale; con un secondo catetere posizionato nell’atrio destro, se è necessario un pacemaker bicamerale.
Una volta posizionati, gli elettrocateteri vengono controllati per accertare che siano in grado di rilevare distintamente i segnali cardiaci spontanei e di erogare al cuore una stimolazione adeguata col minimo dispendio di energia. Eseguito tale controllo, i cateteri vengono collegati al pacemaker e questo viene collocato in una piccola tasca, sotto la pelle, dove si era praticata l’incisione. L’incisione viene chiusa con punti di sutura.

La procedura dura mediamente un ora dal momento dell’incisione. Dopo l’intervento il paziente dovrà stare a riposo (a letto) per circa 24 ore e potrà essere dimesso il giorno dopo ancora, dopo avere effettuato i controlli di routine.
Sei o otto settimane dopo l’impianto dovrà tornare in ospedale per il primo controllo e da quel momento sarà il medico o il tecnico che effettuerà il controllo a stabilire i tempi dei successivi controlli (normalmente ogni 6 -12 mesi)

 

4. Quali rischi comporta l’impianto di un pacemaker?
Trattandosi di un intervento chirurgico, anche l’impianto di un pacemaker comporta alcuni rischi. Va ricordato che l’impianto si esegue in anestesia locale e i rischi durante l’intervento sono molto rari e quasi tutti che si risolvono immediatamente o dopo una semplice cura. Nel consenso informato, che verrà firmato prima dell’impianto, come prevede la legge, saranno elencati tutte queste possibilità e a leggerle, a volte ci si può impressionare. Ma non bisogna avere paura perché sono evenienze davvero rare e in ogni caso il medico ed il personale infermieristico saranno in grado di affrontarle con competenza e grande professionalità .

Eventi che possono avvenire dopo la procedura
(nei giorni successivi oppure dopo mesi o anni)

 Infezione della tasca.

Una cute eccessivamente arrossata o dolente, vicino la sede dell’impianto, con o senza presenza di febbre, potrebbe essere segno di una infezione. Ovviamente si deve tornare in ospedale per un controllo. Il medico valuterà il da farsi e l’eventuale prescrizione di una terapia con antibiotici.
Un leggero gonfiore nei giorni successivi all’impianto può essere normale e riassorbirsi lentamente nel giro di qualche giorno o qualche settimana.

Deiscenza della tasca.

Si tratta di una erosione della cute sopra il pacemaker. Una pelle molto sottile, un deperimento organico, uno stato di malattia o una infezione sopraggiunta, possono ledere la cute fino alla fuoriuscita del pacemaker. Non bisogna arrivare a questo punto: se la pelle si arrossa eccessivamente o diventa nerastra e malsana bisogna recarsi subito al centro e farsi controllare dal medico.

Spostamento degli elettrodi all’interno del cuore.

Questa evenienza può capitare perché gli elettrodi vengono “ancorati” al tessuto cardiaco grazie a minuscole barbe di silicone che fuoriescono alla sua estremità oppure con una piccolissima vite di pochi millimetri. Normalmente, questi ancoraggi sono sufficienti e dopo alcuni mesi è lo stesso tessuto cardiaco che “ingloba” gli elettrocateteri impedendo che si spostino; ma talvolta, specie nei primi tempi, movimenti eccessivi del paziente o eventi non sempre dimostrabili, fanno spostare i cateteri dalla sede di impianto causando un cattivo funzionamento del sistema. Si scoprono per un ripresentarsi dei sintomi che si accusavano prima dell’impianto oppure durante il controllo ambulatoriale.
Molte volte il difetto si può correggere semplicemente con una programmazione differente, altre volte invece (ma più raramente) sarà necessario un reintervento chirurgico per rimettere a posto gli elettrocateteri.

Spostamento del pacemaker dalla sede di impianto.

Anche questo può verificarsi, specie in seguito a dimagrimento eccessivo, ma è davvero raro e di solito non comporta alcun problema. Se lo spostamento è eccessivo potrebbe essersi verificato che i fili che legano i cateteri al tessuto si siano staccati: in questo caso va verificato il corretto funzionamento del sistema.
Che il pacemaker si muova sotto la pelle o sotto le dita (anche se è preferibile non toccarlo troppo, né sfregarlo, né maltrattarlo in alcun modo) è assolutamente normale e, di solito, indica che l’alloggiamento dentro la tasca è corretto.

Guasto del pacemaker

E’ davvero rarissimo perché tutti i pacemaker sono altamente affidabili. Ovviamente bisogna tener conto che sono comunque dei dispositivi elettronici e come tali potrebbero presentare dei malfunzionamenti: non erogare lo stimolo, non sentire il battito cardiaco spontaneo, scaricarsi precocemente. I pacemaker vengono controllati nel loro funzionamento a livello mondiale, cosicché se una serie di produzione ha mostrato qualche difetto, l’azienda produttrice avvisa immediatamente tutti i Ministeri Sanitari e tutti i Centri Cardiologici vengono avvisati. In questo modo, i pacemaker a rischio, vengono controllati più attentamente e se è il caso sostituiti. Dunque massimo controllo e massima sicurezza.

 

5. Come cambia la vita dopo l’impianto di un pacemaker?

Una volta ristabilito dopo l’intervento per l’impianto (di solito pochi giorni),  si potrà riprendere la vita attiva e il pacemaker sarà sicuramente d’aiuto a migliorarne la qualità.
Per i primi giorni e nelle successive settimane bisognerà adottare qualche precauzione e muovere la spalla con prudenza, evitando di sovraccaricare di pesi eccessivi il braccio, ma poi, lentamente potrà tornare alle normali attività. Il pacemaker sarà un aiuto a supportare le capacità fisiche della persona ma, naturalmente, quello che è consentito e quello che sarà sconsigliato dipende dal paziente e solo il medico che lo conosce potrà dare le indicazioni corrette.

 

6. Cosa posso usare e cosa devo evitare?

Ogni pacemaker è dotato di funzioni interne che lo proteggono dalle interferenze prodotte dalla maggior parte delle apparecchiature elettriche che si usano normalmente nelle nostre case; tuttavia forti campi magnetici o elettrici potrebbero interferire col normale funzionamento del dispositivo. Queste interferenze elettromagnetiche (EMI) sono comunque temporanee e normalmente non danneggiano il dispositivo per cui


2 comments

  • Tom Monroe

    Dicembre 17, 2015 at 9:29 am

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